martedì 5 maggio 2009

ULTRAVOX - Systems Of Romance (1978)

John Foxx e il rock del futuro
Gli Ultravox sono ricordati per il techno-pop commerciale che ha loro fruttato tanta fama (e soldi) nella prima metà degli anni '80. Grazie a canzoni come "Vienna", "The Voice", "Hymn" e "Dancing With Tears In My Eyes", hanno scalato con successo le classifiche internazionali, imponendosi all'attenzione dei media con il proprio look e i raffinati videoclip. Pochi sanno che, prima di allora, gli Ultravox confezionarono tre album seminali che hanno condizionato tutta la new wave a venire. Alla voce John Foxx, che nel 1979 lascerà il microfono a Midge Ure per intraprendere una carriera solista ricca di spunti felici, ma povera di riscontri commerciali. "Systems Of Romance" (1978) è l'ultimo di questi tre albums, il più sottovalutato ma probabilmente il più innovativo del lotto. Fondendo il rock decadente dei '70 (Bowie, Roxy Music) e l'elettronica tedesca (Kraftwerk, Neu!) il disco inaugura un'epoca, regalandoci la prima gemma della nuova onda. Meno oscuro del precedente "Ah! Ah! Ah!", punta molto sulla sperimentazione dei nuovi suoni elettronici delle tastiere, a tratti ruvide, a tratti cristalline. John Foxx cede nel cantato alle sue passioni romantiche, ma emerge in più di un episodio quel recitativo asettico che svilupperà successivamente nel suo primo lavoro solistico "Metamatic". La batteria è una delle novità più importanti: abbandonati tutti i fronzoli, porta il ritmo in maniera robotica, privilegiando gli intrecci simmetrici cassa/rullante (con prevalenza del primo tamburo) precorrendo la nascita dei ritmi techno-pop. Il bassista Chris Cross si alterna tra il suo strumento e i synth, con i quali accompagna sovente la ritmica al posto del suo 4 corde. Insomma, nel 1978 gli Ultravox hanno creato il rock del futuro.

Pubblicato sul finire dell'anno sempre dalla Islands, le tendenze innovative di "Systems Of Romance" si notano già dal nome della band, dove è andato perduto il punto esclamativo, come a dire che gli Ultravox hanno smesso di urlare e sono interessati più a ricamare con i suoni nuove ardite trame. "Slow Motion", posta in apertura, è forse il manifesto di tutto il disco: splendidi intrecci di chitarre e ruvide tastiere, accompagnano il cantato ultra-romantico di Foxx, su una ritmica ordinata ed un profondo basso synth. Uscito come singolo, avrebbe potuto essere l'hit della new wave, ma il fato (e il music bussiness) hanno deciso diversamente. "I Can't Stay Long" e "Someone Else's Clothes", sulla falsariga di "Slow Motion", propongono un sound moderno grazie alle magiche acrobazie chitarra/sintetizzatore sulla solita impeccabile base ritmica. "Blue Light" è tesa, con la sua chitarra stridente, ma il suono cristallino delle tastiere e la voce suadente di Foxx ci ricordano che questo è l’album romantico degli Ultravox. Piena di brio, “Some Of Them” concilia sapientemente il rock vecchio stampo con le nuove tendenze della new wave. "Quiet Men" è un brano “manifesto” del sound Ultravox: qui la ritmica è affidata ad una drum machine che duetta mirabilmente col basso sintetico di Cross, c’è la chitarra graffiante di Simon e uno degli assoli di sintetizzatore più celebri di Currie. Sopra tutto la voce di Foxx: è lui un “quiet man”, un uomo assillato dal successo mediatico e con la voglia di tirarsi fuori dalla mischia? Sicuramente si e lo dimostrerà presto abbandonando la nave. “Dislocation” è il più sperimentale dei pezzi dell’album, con una drum machine dall’incedere minaccioso, tastiere gravi e cori dall’oltretomba, la voce asettica e distaccata. Non ci sono le chitarre, quasi ad anticipare il primo album solista di Foxx “Metamatic”, dove lo strumento sparirà definitivamente. “Maximum Acceleration” e “When You Walk Through Me” hanno melodie irresistibili, ultraromantiche e tutt’altro che scontate. Chiude l’album “Just For A Moment”, cantato struggente su tappeti cristallini di tastiere, lenta ed evocativa, il miglior finale per questo disco-capolavoro.

La versione rimasterizzata, oltre ad apportare indiscutibili miglioramenti nella qualità dell’audio, ci regala anche due pezzi in più, “Cross Fade”, in origine lato B del secondo singolo estratto dall’album "Quiet Men", ed una versione rimixata della stessa "Quiet Men", più lunga dell’originale e con interessanti innesti di percussioni elettroniche. Brani come "Slow Motion", "Quiet Men" e "Maximum Acceleration" avrebbero meritato certamente maggiore fortuna, ma il destino ha deciso diversamente ed a beneficiare di queste splendide intuizioni saranno i seguaci del nuovo sound, Gary Numan, New Order e Depeche Mode su tutti.


Tracklist:
1.: Slow Motion
2.: I Can't Stay Long
3.: Someone Else's Clothes
4.: Blue Light
5.: Some Of Them
6.: Quiet Men
7.: Dislocation
8.: Maximum Acceleration
9.: When You Walk Through Me
10.: Just For A Moment
11.: Cross Fade (bonus track)
12.: Quiet Men (bonus track/full version)

Ultravox:
John Foxx - voce
Billy Currie - tastiere
Chris Cross - basso
Robin Simon - chitarra
Warren Cann - batteria

Discografia:
Ultravox! (Islands, 1977)
Ah! Ah! Ah! (Islands, 1977)
Systems Of Romance (Islands, 1978)Three Into One (antologia, Islands, 1980)


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7 commenti:

carloge ha detto...

Gli Ultravox sono stati il mio gruppo preferito fine '70 e per tutti gli '80...mi piace sia il periodo di Foxx che quello di Ure.

Anonimo ha detto...

I want not concur on it. I assume nice post. Especially the designation attracted me to be familiar with the unscathed story.

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Anonimo ha detto...

Bravo!
Bella recensione per un capolavoro troppo sottovalutato :-(
Ciao
Guido

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